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TEMI DI PSICODIALETTICA a cura del Centro internazionale di Psicodialettica Responsabile del Centro Prof. Luciano Rossi
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Favola |
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Favola* di
Luciano Rossi Visse,
fino a non molto tempo fa, in un angolo ridente di un grande lago del
Nord, un uomo singolare, dal carattere solitario e introverso. Nei tempi fecondi della sua giovinezza si era formato, come
altri suoi contemporanei, in una scuola tradizionale come ce ne erano
tante a quei tempi. Poiché
era un giovane sveglio e dotato, lo aveva fatto con buon profitto, cosa
che non era sfuggita agli sguardi più attenti dei maestri. I suoi
superiori erano molto contenti di lui; tanto da destinarlo senz'altro, nel
loro cuore, alla futura guida di un nutrito e prestigioso gruppo di
colleghi. Ma
lui era insoddisfatto di sé e delle idee che circolavano in
quell'ambiente. Non capiva
perché i suoi colleghi e addirittura il loro maestro, che era anche il
suo maestro, si accontentassero di conoscenze che gli apparivano sempre più
piatte e superficiali, incapaci del tutto di render ragione dei più
ricchi e profondi comportamenti umani. Secondo lui c'erano sicuramente da
vedere e da capire altre cose per il momento sconosciute. Ciò che il
maestro chiamava verità era per lui solo superficie; a chi avesse letto
la Repubblica di Platone
potremmo dire che ciò che interessava al suo maestro, per lui era solo
un'ombra sulla parete della caverna. Esisteva sicuramente una verità più
profonda, e forse temibile, da cui si era ancora lontani, che era nascosta
in luoghi certamente remoti, ma forse accessibili ad un cuore coraggioso e
desideroso di comprendere. Il
giovane riteneva che non fosse tuttavia prudente esprimere apertamente al
maestro il suo disappunto. Vedendo l'irrequietezza dell'allievo, il
maestro gli aveva posto due divieti come Dio ad Adamo. "Potrai
mangiare ogni frutto di questo paradiso, ma non quelli di due alberi. Non
dovrai mettere in discussione i nostri dogmi né avventurarti in zone
occulte. Quest'ultima in particolare è una stanza la cui porta non dovrai
mai aprire". Il
divieto era categorico, ma i suoi dubbi crescevano e sempre più
difficilmente riusciva a nascondere i suoi pensieri. Era molto infelice.
Dapprima il maestro fu benevolo. Attribuì i suoi "errori" a
mancanza d'esperienza. Ma intensificò i controlli e reiterò il divieto:
"Prometti ancora una volta che non abbandonerai mai la
Tradizione", gli diceva. "Essa è un incrollabile
baluardo". Contro che cosa? gli veniva di chiedere. "Contro
l'orrore delle zone più profonde ed occulte", rispondeva.
"Contro lo stordimento delle vette più alte", aggiungeva.
"Un viaggio fra i numi della luce e delle tenebre può esserti
fatale, le sirene possono attrarti, il buio sommergerti, la luce
accecarti. Come mai ci tieni tanto a questi spiriti degli abissi e delle
vette? Abbi cura di te, figlio mio, te ne prego." Il
giovane tentennò a lungo. Amava i compagni, amava ancora di più il suo
caro maestro. Ma alla fine, col cuore in gola, dovette prendere la sua
decisione; gli apparve chiaro che se restava con loro tradiva la sua vita,
non era fedele al suo destino, percorreva un sentiero che non era più il
suo. Prese
tutto il coraggio che aveva e, col cuore in gola, aprì la porta proibita. Così
fu chiamato al cospetto del Gran Consiglio. Gli fu rinfacciato il
temerario abbandono della Tradizione. Poi la condanna fu pronunciata. La
pena era la cacciata, la solitudine in lontane contrade. Così
il giovane se ne andò, oltre i confini conosciuti, e ben oltre. Il suo
maggior dolore non era però la solitudine; egli soffriva soprattutto
perché i suoi vecchi compagni e il suo maestro non potevano vedere,
accettare e visitare le Terre lontane. Capì
che la sua condizione era molto critica. Egli si sarebbe
"salvato" solo se le sue nuove idee lo avessero portato ad un
Tesoro che la Tradizione non conosceva. Avrebbe dovuto dimostrare che la
verità stava dalla sua parte. Ed egli, a quel punto, ancora non
immaginava nemmeno quale fosse questa verità; ne intuiva solo una piccola
parte. Lavorò
duramente. Imparò ad essere libero; talvolta quasi felice. La sua intensa
introspezione gli fece conoscere cose nuove e straordinarie. Vide che essa
non conosceva gli stessi limiti del corpo e della materia, dello spazio e
del tempo. Usciva spesso, con innovativi metodi, quasi dai limiti del
corpo. Poteva "andare" immediatamente in luoghi e tempi lontani
e "parlare" con antichi saggi e giovani sirene. Quasi che la sua
vera natura potesse trovarsi, contemporaneamente, dappertutto. Ma
il vero viaggio verso la meta ultima doveva ancora compiersi. Aveva
sentito una voce in sogno che gli intimava di seguire l'antico invito
ermetico: "Visita l'interno della terra; se cercherai correttamente
troverai la pietra nascosta". Egli
tuttavia non aveva sufficiente coraggio a intraprendere questo viaggio da
solo. Così il destino decise di aiutarlo e un bel giorno arrivò da lui
una persona che si offrì di accompagnarlo nel suo viaggio. Era una
giovinetta. Così giovane che egli dubitava che potesse essergli di
qualche utilità. -
Fanciulla rispondimi - le disse - tu desideri navigare in qualsiasi
oceano, con qualsiasi tempo, sfidando qualsiasi mostro? La
prescelta rispose di sì. E partì con lui per la traversata notturna. Lei
lo seguì quando egli si lasciò andare completamente, affidandosi alla
sorte. Il nostro eroe visse con lei momenti angosciosi. C'erano immagini
che lo traevano paurosamente verso il basso. Nonostante questo l'uomo non
si sgomentò e decise di scendere la lunga scala che finiva chissà dove.
La ragazza lo seguì, timorosa ma fedele. Un
giorno finirono in una terra di morti. Una terra senza ritorno. L'uomo si
volse e la giovinetta non era più con lui. Sentì allora che la morte gli
era vicina e guardò di nuovo in avanti per vedere se già la sua figura
baluginasse nell'oscurità. Nel
buio più profondo vide solo, lontana, una luce fioca; ma non era la
morte. Si avvicinò; erano due anime dell'oltretomba: un vecchio e una
fanciulla. I lori nomi - gli dissero - erano Elia e Salomè. Eravamo
molto lontani da qui - gli disse il Vecchio - ma abbiamo sentito vibrare
intorno a noi le onde della tua paura e del tuo desiderio. Siamo venuti
per indicarti la strada verso ciò che stai cercando. Ti annunciamo che
questo esiste e che, quando lo avrai trovato, potrai avere nuovi amici
intorno a te e il futuro ti riserverà grande gloria e molti discepoli.
Per tuo tramite riceveranno la luce molti uomini. Accompagnato
amorevolmente dalle due ombre, egli proseguì. Fu sottoposto a molte
prove, ma il vecchio e la giovinetta non lo abbandonarono mai, né mai gli
fecero mancare il loro aiuto. Alla
fine giunsero ad una stanza rotonda, tutta d'oro con una pietra cubica nel
centro. Tutto si era compiuto. Egli sentì che era arrivato al centro di
se stesso. Ora
era pronto a "rivedere le stelle", a ritornare fra gli uomini. Il
vecchio lo salutò. Sarebbe rimasto nella stanza dorata, gli disse, ma
sarebbe tornato ogni volta che lui lo avesse chiamato. Era il custode
buono del tesoro, colui che permette agli iniziati di trovarlo e che
impedisce ai profani di venirne in possesso. La
ragazza-anima, Salomè, che prima stava col vecchio, restò invece con il
nostro rinfrancato protagonista; e alla luce gli si rivelò con le sue vere sembianze: erano quelle della sua giovane
allieva, che in verità non lo aveva mai lasciato, ma era andata in cerca
del vecchio per condurlo a lui. Non era stata una coincidenza per lui
averla incontrata, gli disse; essa obbediva, come il vecchio e come ogni
altro uomo, morto o vivente, allo stesso fato, alla grande rete che
collega ogni essere ed ogni evento. Era stata mandata incontro a lui perché
fosse adempiuto il suo scopo di conoscenza. Uscirono
felici dal lungo tunnel. Per loro si trattava ora di trovare quella nuova
compagine che era stata annunciata. In questo consisteva il valore del suo
ritorno fra gli uomini: nel rendere testimonianza di ciò che aveva visto,
nel far vedere ad altri la realtà conquistata e far sì che altri dopo di
lui potessero testimoniare. È compito etico, di colui che ha visto,
ritornare fra i ciechi a mostrare ciò che sta dietro il grezzo velo della
materia. Questi ciechi sono gli umani, gli uomini come lui, gli uomini che
ama e che si trovano nella penosa condizione in cui lui stesso si era
trovato un tempo, prima di incamminarsi "verso la luce". Seguirono
giorni tranquilli. Le nuove conoscenze diedero all'uomo pace e serenità
nella sua grande casa il cui giardino confinava direttamente col lago. Contemplare
questa grande massa d'acqua rinnovava nel nostro solitario pensatore le
potenti sensazioni che aveva conosciuto visitando l'interno della terra e
trovando la pietra occulta. Queste andavano ben al di là di ciò che
poteva esprimere con le parole. Dietro le sue spalle, lontani, i giochi e
le grida gioiose dei suoi figli. Ma
venne un giorno in cui egli cominciò a pensare che, approfondendo sempre
di più l'ascolto delle voci interne, la grande casa sul lago non gli
consentiva più una pace sufficiente; ciò avveniva in particolare quando
i suoi pensieri raggiungevano le plaghe abissali dove il silenzio regnava
sovrano e le voci di un passato lontanissimo gli giungevano appena
sussurrate. Scelse allora un terreno appartato sempre sul lago e vi costruì
una piccola Torre che quasi scivolava nell'acqua; secondo i suggerimenti
del Vecchio, con cui ogni tanto parlava, la volle senza luce, senza acqua
potabile, senza riscaldamento. Così egli avrebbe potuto vivere come in
epoche primitive ed entrare meglio in sintonia con le antiche voci. Spesso
condivideva con la ragazza il soggiorno nella Torre. Lui era la sua guida
e lei la sua unica allieva. Ma
ben presto, com'era stato annunciato, richiamate da non so cosa,
arrivarono a loro altre persone. Timorose ma decise, esse bussarono alla
piccola porta della Torre. Prima una poi due poi cinque. Tutte persone che
avevano scelto il sentiero meno frequentato e che in solitudine avevano
duramente lavorato ed erano diventati capaci di vivere come loro. Erano
diventati perfetti gli uni per gli altri. Ora
erano in sette e il Nostro sapeva che il numero era perfetto e che il
Gruppo che attendeva si era così costituito. I tempi della sua cacciata
dalla vecchia scuola erano ormai lontani. Inoltre questa era una compagine
diversa da tutte quelle che aveva conosciuto; era un gruppo pieno di
passione per l'ignoto e privo della paura del rischio. "Siamo venuti
con te per salire in alto assieme", gli dissero e assieme batterono
il sentiero che porta ai campi del cielo. Questi allievi la pensavano come
lui, andavano con lui nei luoghi dove non ci sono più le parole,
comunicavano con lui e fra di loro con la telepatia, dato che le parole
non potevano esprimere le cose che vedevano. Visitarono
oceani che stavano sotto gli oceani conosciuti, ma salirono anche fino
alle dimore degli antichi dei. Cercarono le cose più riposte e
sconosciute di loro stessi: ciò che stava nell'ombra più fitta e
nell'anima più segreta. Impararono a distinguere ciò stava in superficie
da ciò che stava nel loro centro. Visitarono i templi della gnosi e
dell'alchimia. Nella loro ricerca della pietra filosofale si accorsero che avanzavano guidati da fatti misteriosi che sembravano accadere quando n'avevano bisogno. Si fecero lentamente la convinzione che ciò non accadesse per caso e che il tutto fosse guidato da un misterioso disegno. *
Riportata dal romanzo La scala di Shepard di Luciano
Rossi
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