TEMI   DI   PSICODIALETTICA

a cura del

Centro  internazionale  di  Psicodialettica

Responsabile del Centro

Prof. Luciano Rossi

 


La congiunzione degli opposti

 

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Jung, cap. 4 - Della congiunzione fra coscienza e inconscio, ovvero dell'incesto.

di Luciano Rossi

 

L'alchimia.  Dapprima Jung aveva conosciuto solo il livello personale familiare e biologico, della libido sessuale che dell'Edipo, che Freud gli aveva indicato. Freud aveva lavorato prevalentemente con isterici e ossessivi che gli avevano mostrato solo questo livello. Jung invece aveva lavorato con schizofrenici, e questa manifestazione psichica svela un livello più profondo della mente rispetto all'isteria. Questi, per mancanza di contorni, sono dispersi in frammenti che funzionano come vere e proprie personalità autonome, non coordinate da un governo centrale. Esse vengono avvertite come voci. Queste voci raccontano di cose mitiche e divine. A differenza degli schizofrenici Jung aveva un Io forte, però aveva la stessa capacità di scorgere in sé le stesse voci, gli stessi miti, lo stesso livello divino, senza esserne travolto.L'ampiezza di questo livello mitico gli fa sentire stretto il livello sessuale, orgasmico, biologico e personale, limitato alla propria e sola zona genitale. Gli fa sentire che la libido è più estesa e che non si esaurisce nella sola sessualità personale. Gli fa sentire che l'Edipo non è solo banalmente personale. Gli schizofrenici e il suo stesso inconscio gli mostrano che la libido è tutta l'energia psichica e che l'incesto ha anche un livello mitico, simbolico e divino. Questo livello più ampio va cercato nell'inconscio collettivo, ponendoci come coscienza a confronto con le sue immagini. Le immagini che incontro in questa ricerca vanno poi integrate con gli opposti che stanno nella coscienza come insegna l'alchimia. L'alchimia procedeva per tre fasi e due movimenti: 

materia prima unita > solve > elementi opposti separati > coagula > elementi di nuovo riuniti.  

Jung chiama analisi il solvere e sintesi il coagulare.   

Psiche unita e confusa  > analisi > singoli elementi della coscienza e dell'inconscio 

a due a due opposti fra loro > sintesi >  personalità unita e distinta   

La forza che permetteva la sintesi o il coagulare, e che univa per affinità gli elementi opposti, per gli alchimisti era un elemento sessuale o nozze chimiche o nozze sacre. La sessualità, per gli alchimisti e per Jung, è potente, sacra, mistica, non un mero orgasmo personale e banale. Le nozze a loro sembravano il più chiaro e forte esempio di come due opposti, femminile e maschile, desiderino invincibilmente unirsi e di come l'unione di opposti dia nel figlio la sintesi più potente e perfetta.  Alchimia non è un processo chimico concreto di trasformazione materiale di piombo in oro, ma una sapiente metafora, la descrizione simbolica di un processo psichico interno. Parla del perfezionamento della materia, ma intende il perfezionamento dell'uomo. Un processo psichico che sfuggì del tutto al chimico del seicento, il quale davvero sperò di potere ottenere nella materia esterna quel miglioramento che in realtà egli desiderava per se stesso. Oggi sappiamo che i forni e gli alambicchi dell'alchimista altro non dovevano essere, e oggi altro non sono, che la sua parola e sue mani di luce rivolte all'altro da sé per ottenere la sua trasformazione. La materia prima lavorata altro non è che la nostra persona grezza, l'uomo nella sua notte, da portare verso la luce. Alchimia è il percorso dell'Eroe alla ricerca del tesoro nascosto, del sé, della pietra filosofale.    

Il luogo della mediazione.  In quella che appare, per una visione statica, un'opposizione irriducibile, per una visione dialettica si dà, come possibilità latente non ancora percepita, un terzo polo disponibile per possibili operazioni di mediazione. Fra i due opposti c'è dapprima separatezza, per divieto di contatto diretto con l'oggetto, a causa della pericolosità dell'altro da sé. Ma poi si scopre che si può sostituire quest'ultimo con il simbolo. Il simbolo permette la coniunctio oppositorum proibita dal tabù. L'unione del soggetto col simbolo (rappresentante dell'oggetto) è concessa. In terapia il simbolo è impersonato dall'analista. Analista che è analogo al padre, analogo alla madre. È l'analogia che consente il trasferimento da qualcosa di sconosciuto, potente, vago, inquietante, divorante a qualcosa di accessibile, lecito, accettabile.

Il terzo simbolico.  "... il contrasto totale non conosce un terzo termine - Tertium non datur! La scienza si arresta ai confini della logica; non così la natura, che fiorisce anche lì dove nessuna teoria è ancora mai penetrata. La venerabilis natura non s'arresta davanti al contrasto, ma se ne serve per formare, dagli elementi avversi, un nuovo essere". (Jung, 1946, La psicologia del transfert, Il Saggiatore, 1974, pag. 189). Questo nuovo essere è l'essere che ha raggiunto la propria individuazione. Senza individuazione, la coscienza rischia d'essere inghiottita da un lato nel conscio collettivo (sociale o culturale), dall'altro nell'inconscio impersonale, il collettivo naturale. Attraverso l'individuazione, la coscienza diventa invece capace di un incontro con entrambi, in modo personale, singolare, individuato. Lo fa assumendosi il peso del proprio essere individuale, conservando la stima di sé anche fuori dai ruoli e dalle attese, tollerando la tensione della minaccia che gli viene sia dalla natura-madre-inconscio, che dalla cultura-padre-società. Per diventarne capaci occorre sperimentarsi nel conflitto e diventare consapevoli della propria capacità di confronto con l'altro.

La congiunzione degli opposti.  Come mai il padre e la madre ad un certo punto non sono più oggetti semplici e concreti, ma diventano, agli occhi del figlio e della figlia, numinosi e terribili? La qualità sconosciuta e inquietante, che rende temibili padre e madre, è la libido del figlio, che fa di oggetti innocui, quali sono il padre e la madre anagrafici, delle "imago" archetipiche. Ora queste imago, inavvicinabili a causa del divieto, devono essere trasformate in un simbolo accessibile. Chi lo farà? Sarà la capacità riflessiva del figlio che trasporta la libido dall'oggetto al simbolo e poi s'interesserà solo di quest'ultimo. Il soggetto potrà congiungersi ora con il nuovo oggetto trasformato (da cui l'enfasi sulla Wandlung) e divenuto "simbolo della libido" (Symbole der Libido). Dei due opposti uno solo compie l'opera (il soggetto-paziente) e uno solo diventa simbolo della trasformazione, Symbole der Wandlung, (l'oggetto-analista). La relazione fra i due non più antinomica, ma è divenuta dialettica perché "risolta" dal simbolo mediatore, costruito dal soggetto per trasformare l'oggetto. Risolta perché l'unione fra i due ora può avvenire. Si opera così la sintesi di soggetto e oggetto: ne risulta il Sé, il figlio della coppia bambino-genitore, colui che è completo.  La madre diventa il femminile interno al figlio con cui il maschile del figlio può congiungersi.

Le nozze alchemiche del Rosarium philosophorum.  Tale coniunctio appare una costante nelle formulazioni alchemiche. In un testo del '600, il Rosarium philosophorum, si racconta dell'unione del Re e della Regina e della loro rinascita come essere unico ma doppio, ermafrodito: il Rebis, o res bina. La vicenda alchemica mostra il re e la regina che si sposano, si spogliano, si immergono nell'acqua, si uniscono in un amplesso, diventano un corpo solo, muoiono, putrefanno, vengono abbandonati dall'anima, vengono aspersi di rugiada, vengono rivisitati dall'anima, rinascono.  Jung utilizza tali vicende per rappresentare il transfert analitico. Il matrimonio incestuoso fra analista e paziente, il viaggio notturno per mare, l'unione di anima e animus, lo stallo, la perdita di direzione, l'interpretazione dolorosa come luce e  purificazione, l'integrazione degli opposti, l'ombra materna dell'alchimia che compensa la luce paterna del cristianesimo, il Rebis che è luce e tenebre insieme. Analista e paziente rinascono insieme trasformati. Sogno: Un frate sbocconcella animalescamente un tozzo di pane. È sporco; ha briciole sparse per tutto il viso. Cammina per i corridoi del convento. Passa accanto ai quadretti con le immagini alchemiche del Rosarium. Il posto della tavola numero cinque (coniunctio sive coitum) è vuoto, il quadro è tolto ; sul muro sporco è visibile l'impronta sbiancata del quadro mancante . Il frate si volge verso il sognatore tutto agitato, con la bocca piena di pane ed indica a gesti il furto del coitum. Interpretazione del sogno: Il ritiro della libido genitale è stato sostituito regressivamente da una funzione nutritiva (orale). Il frate segnala i guasti del ritiro della sua libido. "Ecco perché mangio con voracità", sembra dire; e indica col dito la causa: la mancanza del coitum. Non ha più voce né capacità riflessive per la mancanza di genitalità. Il sogno segnala i guasti che derivano dalla unilateralità di un solo opposto. Occorre rimettere a posto il tassello mancante e vivere appieno la figura delle nozze sacre. 

L'alchimia del transfert.  La donna parla al suo inconscio attraverso una struttura che sta ai confini fra coscienza e inconscio: una struttura dalle caratteristiche maschili che Jung chiamò Animus. L'uomo invece usa per questo scopo una figura chiamata Anima. Se vogliamo che il colloquio con l'inconscio avvenga, Anima e Animus devono essere accessibili alla coscienza. Dobbiamo supporre che nell'analista questa accessibilità si sia già realizzata. Nella paziente invece raramente l'Animus è accessibile. In tal caso nella paziente il confronto con l'inconscio non può avvenire. La rimozione lo impedisce. Al suo Animus, rimosso, è impedita, dalla barriera della rimozione, la risalita alla coscienza. Il Rosarium alchemico suggerisce però un by-pass, che aggiri la barriera; Jung lo descrive in tutte le sue tre fasi: regressione e rapporto arcaico (o rapporto sessuale inconscio), confronto con l'inconscio nella persona dell'analista (che presta alla paziente la sua psiche), alleanza terapeutica (ossia relazione conscia). Si è costretti a percorrere ben tre vie perché la integrazione diretta dell'animus è impossibile a causa della resistenza. Il percorso diretto dall'Animus della paziente all'Io della paziente è impedito da una chiusura. La paziente potrà lasciar risalire il suo Animus solo attraverso il transfert con l'analista: ossia attraverso la fusione inconscia con la sua anima, la risalita lui fino alla coscienza dell'analista veicolata dal confronto attivo in lui per l'assenza di rimozione, infine il ritiro delle proiezioni dovuto all'alleanza terapeutica.

          IO   ( dell'analista)  ------>> alleanza terapeutica ----->>   IO   ( della paziente)

confronto               ^                                                                              ____    barriera della

  con l'inconscio       ^                                                                                  ^         rimozione

ANIMA dell'analista  <<----- Coniunctio sive coitum <<----- ANIMUS della paziente

 

Il rapporto "sessuale" avviene fra Anima e Animus. In questo caso (di analista uomo e paziente donna) è l'anima (il femminile dell'analista) che viene sedotta, mentre è il maschile della donna (animus) che agisce l'approccio, in quanto la paziente è maschile nell'inconscio quanto è femminile nella coscienza. Mentre accade la coniunctio regressiva, arcaica, inconscia, riguardo alla quale le coscienze sono onnubilate, a livello conscio accade l'alleanza terapeutica fra il femminile della paziente e il maschile dell'analista. Ma dopo l'atto, l'animus della donna, fuso con l'analista inconscio, può fondersi con l'io conscio dell'analista dato che in lui i canali di risalita sono pervi. Dopo di che il recupero conoscitivo di Animus avviene a livello di alleanza terapeutica.


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