|
|
TEMI DI PSICODIALETTICA a cura del Centro internazionale di Psicodialettica Responsabile del Centro Prof. Luciano Rossi
|
|
|
|
Neuroscienze e psicoanalisi: verso la sistematizzazione di un metodo dialettico per il confronto teorico |
|
Home | Presentazione | Storia del Centro | Il pensiero | Trasformazione | Letture
Pubblicazioni | Links | Articoli | Proprietà | La pagina letteraria
|
Neuroscienze e psicoanalisi: verso la
sistematizzazione di un metodo dialettico per il confronto teorico
di
Stefania Ferri
Lo sviluppo del dialogo tra neuroscienze
e psicoanalisi
Negli ultimi decenni il raggio
dell’attenzione dei neuroscienziati si è espanso ed è andato a
racchiudere non solo i tradizionali temi della sensazione, della
percezione, e del movimento, ma anche argomenti come pensiero, emozioni,
empatia, inconscio, coscienza che in passato sono stati indagati quasi
esclusivamente dalla filosofia, dalla psicologia e dalla psicoanalisi.
Credo che la spinta fondamentale ad intraprendere l’indagine su oggetti
di ricerca maggiormente complessi, che caratterizzano il funzionamento
dell’uomo, abbia natura triplice e si debba ricercare: nello sviluppo
tecnologico che ha messo a disposizioni dei neuroscienziati nuovi
strumenti; in alcune scoperte che provengono dalla tradizionale ricerca
elettrofisiologica eseguita sugli animali; in un cambiamento radicale
dei modelli cognitivisti alla base della visione sul funzionamento
mentale.
Grazie al progresso delle tecniche di imaging funzionale, che
forniscono al neuroscienziato misure indirette dell’attività neurale
durante il resting state o durante l’esecuzione di un compito
prestabilito, il numero degli studi sulle funzioni mentali strettamente
umane è andato aumentando; questo ha contribuito tra le altre cose, alla
costruzione di correlazioni ipotetiche tra attivazione di specifici
circuiti neurali e funzioni psichiche complesse, attività che richiama
immediatamente l’intenzione originaria di Freud, espressa ne Progetto
di una Psicologia (1985).
In
secondo luogo, alcune importanti scoperte, derivate dagli studi
elettrofisiologici, hanno avuto come conseguenza quasi immediata la
generazione di nuove ipotesi e di nuovi interrogativi. Gli studi
neurobiologici condotti sul riflesso di retrazione della branchia di
Aplysia californica (Kandel; 2007), hanno mostrato che l’esperienza
ha il potere di indurre modificazioni persistenti a livello delle
sinapsi del sistema nervoso. In generale, l’abituazione e la
sensibilizzazione, due forme semplici di apprendimento non associativo,
sono correlate a modificazioni chimiche intracellulari che sfociano in
cambiamenti nell’afflusso di calcio, che ha la funzione di regolare la
quantità di neurotrasmettitore secreto dalle terminazioni presinaptiche
del neurone sensitivo. La dimostrazione che l’esperienza ha un forte
impatto sui processi chimici del sistema nervoso, ha catalizzato la
costruzione d’ipotesi circa il meccanismo biologico sottostante alla
psicoterapia di successo: quest’ultima, come forma di esperienza,
dovrebbe agire modificando l’attività dei neuroni e in ultima istanza
aumentando o diminuendo in modo persistente il numero delle connessioni
presenti nelle terminazioni sinaptiche. Questo nuovo scenario, unito
alla grande diffusione delle tecniche di neuroimaging sopra
accennate, sta avendo come diretta conseguenza l’incentivo della
collaborazione tra clinici e neuroscienziati; tale cooperazione si sta
prevalentemente indirizzando verso la creazione di una nuova tipologia
di esperimenti di valutazione della psicoterapia in cui l’accertamento
di specifici cambiamenti di attivazione cerebrale, che dovrebbero
accadere durante l’iter terapeutico, ne rappresenta il focus principale.
Non di meno la scoperta dei neuroni a specchio nel sistema motorio della
scimmia (Rizzolatti, Luppino; 2001) ha aperto la strada al dialogo tra
la visione psiconalitica e la visione neuro scientifica su meccanismi
complessi alla base delle relazioni sociali. Una diretta conseguenza
della suddetta scoperta, è rappresentata dalla concettualizzazione del
meccanismo di
embodied simulation
(Gallese et all 2006), che si pone come un’ipotesi di
funzionamento neurale alla base di svariate forme di esperienza tra cui
l’empatia, costrutto centrale della teoria della tecnica psicoanalitica
e della psicologia del sé. Inoltre l’embodied, nella misura in
cui ammette la possibilità di una forma di costruzione della conoscenza
pre-riflessiva e automatica, si sta prestando per un confronto con la
psicoanalisi su costrutti quali per esempio la risonanza affettiva e
l’identificazione proiettiva, centrali per la comprensione dei
meccanismi relazionali che caratterizzano sia la diade terapeutica sia
la diade caregiver-neonato (Gallese et all; 2006).
Da un punto di vista teorico l’evoluzione
della ricerca nell’ambito delle neuroscienze poggia le sue basi sul
cambiamento radicale nella concezione della mente tipica dei modelli
cognitivisti; tale cambiamento, come ricordano Westen e Gabbard (2002),
ha assunto le proporzioni di una vera e propria rivoluzione avendo
comportato una rottura netta con i modelli, le metafore, i paradigmi del
passato. Più nello specifico si è assistito al passaggio dal modello
modale, che tende a considerare l’attività mentale come anaffettiva e
meccanica, al modello connessionista che, rivisitando il processo di
elaborazione dell’informazione, ammette sia la possibilità del
processamento parallelo (quindi l’esistenza dell’attività mentale
inconscia a fianco di quella conscia) sia l’interazione tra processi
affettivi e cognitivi. Inoltre, nella concettualizzazione sulle basi
neurali dell’attività mentale, il modello connessionista si allontana
dal localizzazionismo per abbracciare principi dinamici e sistemici del
funzionamento cerebrale: in questo senso le attività mentali complesse,
come per esempio il pensiero, la memoria, la mentalizzazione, non
sorgono dall’attivazione di una singola zona del cervello ma al
contrario derivano dal lavoro congiunto di molteplici aree e
dall’intensità, dalla forza, dalla valenza della loro connessione.
Prendendo in considerazione da un lato
gli innumerevoli cambiamenti apportati negli ultimi anni dalla scienza
cognitiva e dalle neuroscienze, e dall’altro modelli psicoanalitici
sull’attività psichica, sembra che la distanza tra questi due approcci
si sia ridotta. Questo sta creando e probabilmente continuerà a creare,
un terreno abbastanza solido sul quale coltivare un dialogo e un
confronto teorico che possa portare a un arricchimento per entrambe le
discipline, come hanno già dimostrato alcuni lavori e trattazioni (Wong
1999; Solms e Kaplan 2000; Westen e Gabbard 2002; Gabbard 2006; Gallese
et al 2006; Kandel 2007; Mancia 2007; Northoff 2007;).
A dispetto di questo avvicinamento,
psicoanalisi e neuroscienze sono approcci che mostrano differenze
sostanziali in particolar modo a livello metodologico. Infatti da un
lato i modelli creati dalle neuroscienze sono basati su ricerche di
laboratorio che utilizzano metodi standardizzati, dall’altro lato la
psicoanalisi deve la maggior parte del suo sviluppo teorico al metodo
clinico e a studi osservativi; le neuroscienze si basano su dati
quantitativi e in terza persona, la psicoanalisi invece trae le sue
conclusioni basandosi principalmente sui contenuti esperienziali in
prima persona. Come ricorda Mancia (2007) diversa è anche la logica che
sottende queste discipline: mentre la psicoanalisi si basa sulla logica
della comprensione, le neuroscienze si basano sulla logica della
spiegazione. Ne consegue che l’integrazione teorica tra neuroscienze e
psicoanalisi non è scontata: pone questioni relativamente alle modalità
attraverso le quali dovrebbe essere eseguita, soprattutto per le
differenze che intercorrono tra queste due discipline. Dunque per
avviare uno studio integrato è necessario evitare tentativi
improvvisati; al contrario bisogna intraprendere un’attenta riflessione
volta a considerare sia le direttive generali dei ricercatori che hanno
già attuato un simile tentativo, sia i metodi utilizzati. L’obiettivo è
di costruire una cornice teorica generale e di acquisire metodi da
applicare agli specifici oggetti di studio a partire dalle riflessioni e
dagli spunti che sono già emersi.
Il confronto teorico tra neuroscienze e
psicoanalisi
Qui di seguito sono presentate alcune
direttive di carattere generale e i metodi che illustri ricercatori
hanno utilizzato per l’integrazione teorica tra psicoanalisi e
neuroscienze.
Westen e Gabbard (2002)
Westen e Gabbard (2002) ritengono che
l’integrazione tra psicoanalisi e neuroscienze debba evitare tentativi
d’incorporazione. Questo significa che lo sforzo d’integrazione non deve
essere diretto alla sostituzione della psicoanalisi in favore delle
neuroscienze. Dietro a questo errore ci potrebbe essere la convinzione
che la psicoanalisi in questa fase sia inutile dato che si possono
descrivere in termini neurali i processi che fino ad oggi sono stati
descritti in termini psicologici o meta psicologici. Rappresentarsi in
questo modo i termini del problema, conduce non solo ad attivare
meccanismi idealizzanti una disciplina e svalutanti l’altra, ma anche a
percorrere strade sbagliate che condurrebbero a una teorizzazione
semplicistica e riduzionista del rapporto mente cervello e a oscurare la
ricchezza e l’utilità dell’approccio psicodinamico. Inoltre gli autori
sottolineano che il dialogo tra queste discipline dovrebbe essere
finalizzato alla realizzazione di un linguaggio comune per facilitare la
comunicazione tra scienziati e clinici.
Difese psichiche e sistemi di memoria
Westen e Gabbard propongono un lavoro di
rivisitazione dei concetti di memoria implicita/ procedurale e memoria
esplicita/ dichiarativa a partire dal costrutto psicodinamico di difesa
psichica.
Secondo gli autori la distinzione tra
implicito- procedurale e tra esplicito -dichiarativo, che nella
concettualizzazione della scienza cognitiva non è sottolineata[1],
trova una completa chiarificazione grazie all’approccio psicodinamico.
Infatti la distinzione tra queste opposizioni diventa evidente a
partire dall’esperienza clinica e dal concetto di difesa psichica che
mette in luce il fatto che esistano memorie dichiarative implicite (le
rappresentazioni rimosse) e memorie procedurali esplicite (come per
esempio il meccanismo di difesa della soppressione). Quindi risulta
evidente che non c’è sovrapposizione concettuale tra
implicito/procedurale e tra esplicito/dichiarativo: la memoria
procedurale implica abilità, procedure e apprendimenti “meccanici”
mentre la memoria dichiarativa implica fatti; al contrario il contrasto
tra memoria implicita ed esplicita concerne la maggiore o minore
consapevolezza della forma di memoria, sia che si tratti di abilità, sia
che si tratti di rappresentazioni.
Procedimento d’integrazione
1. Accostamento del concetto
psicodinamico di difesa psichica con i sistemi di memoria.
2. Chiarificazione delle opposizioni
procedurale/dichiarativo; implicito/esplicito.
In questo caso il dialogo tra
neuroscienze e psicoanalisi ha portato a una chiarificazione
concettuale.
Mancia (2007)
Secondo Mancia (2007) il dialogo tra
psicoanalisi e neuroscienze dovrebbe essere improntato all’ascolto
reciproco e al rispetto dei linguaggi, dei limiti di ciascuna
disciplina; dovrebbe rappresentare un confronto ed evitare tentativi
d’incorporazione reciproca; dovrebbe essere orientato alla costruzione
di un linguaggio comune e di un pensiero condiviso teso a portare dati
sperimentali per l’ampliamento e il consolidamento scientifico dei
concetti psicodinamici. L’obiettivo fondamentale del confronto con i
dati della ricerca neuro scientifica è di allontanare la Psicoanalisi
dalla metapsicologia e di percorrere la strada che porta alla
costruzione di una Psicologia aperta alla sperimentazione e
all’osservazione scientifica.
Mancia ha effettuato una brillante
integrazione tra psicoanalisi e neuroscienze sul tema della memoria.
Questo lavoro ha portato alla formulazione del concetto “d’inconscio non
rimosso” che a sua volta ha comportato un ampliamento concettuale del
modello freudiano d’inconscio. La lettura di “Memoria implicita e
inconscio non rimosso” può aiutare a ricavare il metodo attraverso il
quale è stato compiuto questo lavoro concettuale.
L’inconscio non rimosso
Il modello sui “sistemi di memoria”,
sorto nell’ambito della ricerca neuropsicologica, cognitiva e
psicobiologia, suddivide la memoria in due principali categorie: la
memoria esplicita o dichiarativa, che riguarda il ricordo di episodi
(episodica) e di nozioni (semantica); la memoria implicita o
procedurale, che riguarda le abilità, il priming, l’apprendimento
associativo (emozionale e motorio) e l’apprendimento non associativo.
Evidenze neuropsicologiche, elettrofisiologiche e di neuroimmagine hanno
portato a localizzare il circuito della memoria dichiarativa nel lobo
temporale mediale e a considerare l’ippocampo la struttura fondamentale
di questo circuito. Inoltre le ricerche di biologia molecolare hanno
associato la memoria dichiarativa ad alcuni processi sinaptici, come l’LTP
(potenziamento a lungo termine), rilevati nei neuroni dell’ippocampo. Le
ricerche neuroscientifiche sulla memoria implicita hanno fatto emergere
l’importanza di alcuni nuclei sottocorticali quali l’amigdala, i gangli
della base e il cervelletto. Inoltre le ricerche di biologia molecolare
effettuate da Kandel sull’aplysia californica, hanno mostrato le
modificazioni chimiche e sinaptiche alla base della sensibilizzazione e
dell’abitudine, due forme di apprendimento che sono immagazzinate sotto
forma di memoria implicita non associativa.
La prima concettualizzazione freudiana
sulla memoria è contenuta in “Progetto di una psicologia” dove,
all’interno del modello idrodinamico di mente, è ipotizzata l’esistenza
di due classi di neuroni, y e j alla base di due importanti funzioni: i
neuroni y sono impermeabili e sono alla base della funzione mnestica, i
j sono impermeabili e sono alla base della funzione percettiva. Con
“l’interpretazione dei sogni” (1899), la memoria diventa quella facoltà
in grado di collegare fra loro ricordi e percezioni. In quegli anni
Freud elabora anche la teoria sui ricordi di copertura che sono il
risultato della rimozione di alcuni fatti salienti avvenuti durante la
prima infanzia o il risultato dello spostamento di questi fatti salienti
su altri tipi di rappresentazioni. Questa visione della mente giustifica
il metodo delle libere associazioni finalizzato a riportare alla luce i
ricordi rimossi del passato. Freud torna a parlare di memoria ne “Nota
sul notes magico”(1924) dove è ripreso il modello di mente delineato ne
“Progetto di una psicologia”. Freud in questo saggio paragona le
funzioni dei sistemi y e j con le quelle del notes. Infine ne “il
disagio della civiltà” (1930) l’autore usa la metafora storica-
architettonica per sottolineare il fatto che niente di quello che è
sopravvissuto può essere cancellato: il passato sopravvive nel presente
attraverso il transfert. Sopravvivere nel presente non significa
necessariamente ricordare. Mancia rileva che questo “non ricordo che
sopravvive” è il cuore del concetto d’inconscio non rimosso.
Dato che l’inconscio è il depositarsi
nella memoria di rappresentazioni affettive che derivano da esperienze
passate, memoria e inconscio sono strettamente legati. Il concetto
d’inconscio non rimosso deriva dall’accostamento tra modello concettuale
neuroscientifico e cognitivo sulla memoria e modello psicoanalitico
sull’inconscio. In particolare il doppio sistema di memoria trovato
dalle scienze cognitive fa ipotizzare l’esistenza di un doppio sistema
inconscio: da un lato un inconscio che contiene le rappresentazioni
rimosse, dall’altro lato un inconscio depositario delle primissime
esperienze infantili che sono registrate sottoforma di memoria implicita
a causa dell’immaturità dell’ippocampo e della corteccia temporale
durante i primi anni di vita. Queste memorie primitive immagazzinate nei
circuiti della memoria implicita non possono essere coscientemente
ricordate (e quindi neanche rimosse), ma hanno una potentissima
influenza nella vita affettiva, cognitiva, relazionale dell’adulto.
Il concetto d’inconscio non rimosso si
allontana sia da quello descritto da Freud nel 1923 sia da quello
descritto da Sandler (1987); invece presenta analogie e differenze con
quello di Matte- Blanco (1975).
Alla luce delle evidenze sorte
nell’ambito delle neuroscienze, l’inconscio rimosso potrebbe essere
associato ai circuiti alla base della memoria esplicita, (ipotesi sorta
da un esperimento eseguito da Anderson e colleghi sulle basi neurali del
meccanismo della repressione volontaria). Mancia ipotizza che
l’amigdala, i gangli della base, il cervelletto e le aree corticali
associative posteriori (strutture che la ricerca neuro ha associato alla
memoria implicita) possano costituire la base neurale dell’inconscio non
rimosso.
Dato che l’inconscio non rimosso è privo
di rappresentazioni poiché è una forma di memoria procedurale, non può
emergere attraverso il recupero dei ricordi; può essere visualizzato
attraverso i sogni e l’osservazione delle dinamiche transferali.
Procedimento d’integrazione
Il metodo utilizzato da Mancia per
integrare neuroscienze e psicoanalisi sul tema memoria-inconscio può
essere schematizzato in questo modo:
1.
Rilevazione di elementi di similitudine
tra la teoria freudiana sulla memoria e il concetto di memoria
implicita/procedurale; Questo è evidente quando si sottolinea il ruolo
del transfert nella presenza continua del passato nel presente;
2.
Rilevazione nel modello freudiano del
legame tra il concetto d’inconscio e il concetto di memoria;
3.
L’accostamento tra inconscio freudiano e
sistemi di memoria conduce all’ipotesi di un doppio sistema d’inconscio;
4.
Dal punto 3 consegue un ampliamento
della teorizzazione freudiana dell’inconscio: a fianco del concetto di
inconscio rimosso è stato aggiunto il concetto di inconscio non rimosso.
Tale distinzione rispecchia quella tra le due tipologie di memoria,
dichiarativa/procedurale, rilevate dalla ricerca cognitiva;
5.
Paragone tra inconscio non rimosso ed
altri modelli psicodinamici d’ inconscio;
6.
Localizzazione dei circuiti associati
sia all’inconscio rimosso sia all’inconscio non rimosso sulla base dei
dati della ricerca neuro scientifica;
7.
Modalità attraverso le quali l’inconscio
non rimosso può emergere in ambito clinico.
L’accostamento effettuato da Mancia tra
un concetto psicoanalitico e un concetto neuroscientifico ha portato a
un ampliamento del costrutto freudiano d’inconscio.
Verso la sistematizzazione metodologica e
l’elaborazione di un approccio multidimensionale allo studio dei
fenomeni psichici
L’analisi delle direttive e dei lavori
d’integrazione teorico-concettuale esposti nel paragrafo precedente ha
due scopi fondamentali: innanzitutto serve per sistematizzare un metodo
alla base dell’integrazione teorica; in secondo luogo sostiene
l’elaborazione di una cornice concettuale generale alla quale poter fare
riferimento nell’approccio allo studio dei processi psichici.
Metodo per la rielaborazione concettuale: il confronto dialettico
I lavori di Mancia sull’inconscio non
rimosso e di Westen e Gabbard sulla chiarificazione dei concetti di
sistemi di memoria mostrano la possibilità di creare un ponte
interdisciplinare tra neuroscienze e psicoanalisi, utile per
l’elaborazione dei concetti e dei modelli teorici di entrambe le
prospettive. Si propone dunque di avviare a livello teorico-concettuale
un confronto dialettico finalizzato a spingere verso il progresso
teorico entrambi gli approcci. La procedura proposta per realizzare
questo confronto dialettico, che rappresenta una rielaborazione che
parte dagli spunti offerti dai lavori dei suddetti ricercatori, può
essere schematizzata in questo modo:
step 1: delineazione della prospettiva
delle neuroscienze e della prospettiva psicoanalisi;
step 2: confronto teorico tra
caratteristiche dei modelli delle due prospettive, dove analogie e
differenze possano essere osservate e prese come punto di partenza per
una riflessione;
step 3: ri-concettualizzazione,
ampliamento concettuale e/o chiarificazione; questo step rappresenta il
compimento della riflessione che le analogie e le differenze osservate
nel precedente step hanno fatto sorgere;
Quando il confronto scaturisce in un
ampliamento concettuale:
step 4: confronto tra la nuova
concettualizzazione ed altre prospettive;
step 5: ipotesi sui correlati neurali
alla base della nuova concettualizzazione;
step 6: eventualmente, ipotesi che
potrebbe eventualmente essere alla base di futuri studi sperimentali.
Cornice Teorica
Principi generali
Esperienza e descrizione teorica: il
primato è dell’esperienza
Intraprendere un lavoro d’integrazione
teorica tra modelli sorti nell’ambito di discipline diverse, chiama in
causa da un punto di vista epistemologico il problema del rapporto tra
fenomeno e la sua descrizione.
Si ritiene che il rapporto tra esperienza
e modello, da un punto di vista dell’importanza e del primato, sia
caratterizzato da un disequilibrio in favore dell’esperienza. In altri
termini si assume che la realtà non potrà mai essere totalmente spiegata
e riflessa in una descrizione teorica: la prima è costante divenire la
seconda invece è fatta di concetti che cristallizzano in categorie le
infine sfaccettature del reale (Sambin 2006). Da un punto di vista
epistemologico si ritiene dunque che la descrizione del reale anche la
più complessa non possa essere posta al livello dell’esperienza. E’ bene
precisare che questo assunto teorico-epistemologico non si traduce in un
rifiuto teorico aprioristico; al contrario il modello teorico è uno
strumento prezioso che ha il ruolo di fornire dei punti di riferimento
fondamentali durante le operazioni che si vanno a svolgere nel reale.
Approccio multidimensionale
Le linee guida di Westen e Gabbard e di
Mancia riportate sopra confluiscono nell’idea che il rapporto tra
modelli psicodinamici e modelli di attivazione neurale non debba
sfociare in tentativi d’incorporazione reciproca. In altri termini si
propone un accostamento di modelli cercando di evitare i tentativi di
prevaricazione di una descrizione sull’altra. Questo suggerimento porta
all’elaborazione di un approccio multidimensionale allo studio del
fenomeno psichico. L’approccio multidimensionale, che prevede un
accostamento di diversi livelli di descrizione in relazione a uno
specifico oggetto di studio, tenta di avvicinarsi alla complessità
dell’esperienza e alle sue infinite sfaccettature. In particolare
l’analisi multidimensionale del fenomeno potrebbe prendere in
considerazione cinque livelli di indagine:
·
il livello esperienziale (i dati in prima persona);
·
il livello psicologico intrapsichico (descrizione in
terza persona che usa i concetti classici della psicoanalisi);
·
il livello psicologico intersoggettivo (descrizione in
terza persona che si focalizza sulle relazioni tra soggetto e mondo
esterno);
·
il livello macrobiologico (identificazione dei circuiti
cerebrali correlati all’esperienza)
·
livello microbiologico (identificazione delle
modificazioni chimiche e sinaptiche correlate all’esperienza).
Il
rapporto tra livelli di descrizione: approccio sistemico
I livelli di descrizione esposti sopra
rappresentano un sistema complesso nel quale ciascun elemento di un
livello è legato anche a quelli che si pongono su livelli diversi. Ne
consegue che ogni cambiamento che accade in un livello, è rispecchiato
da modificazioni negli altri livelli. Per esempio se ad un certo punto
del percorso terapeutico, un paziente con personalità ossessiva comincia
a sentirsi maggiormente spontaneo nell’espressione affettiva,
probabilmente sta accadendo che :
·
livello intrapsichico: minore rigidità e maggiore
flessibilità nella messa in atto delle difese ossessive come
intellettualizzazione ed isolamento
·
livello intersoggettivo: maggiore spontaneità e contatto
affettivo nella relazione con il terapeuta;
·
livello macrobiologico: modificazione nelle connessioni
tra aree cerebrali in particolar modo tra corteccia prefrontale e aree
limbiche.
·
livello microbiologico: minore o maggiore produzione di
neurotrasmettitori, nascita o degrado di alcune sinapsi in particolare
aree cerebrali.
Principi alla base della visione generale
sul funzionamento cerebrale
Connessionismo
Com’è stato citato nel primo paragrafo,
il nuovo ed emergente modello delle scienze cognitive, spiega in termini
complessi il processo di elaborazione dell’informazione, implicando la
possibilità del processamento parallelo e simultaneo. Inoltre questo
modello presuppone che le funzioni psicologiche non siano localizzabili
in un'unica area cerebrale ma al contrario derivino da complessi
circuiti che implicano l’attivazione di molteplici aree. In questo senso
il connessionismo si pone in continuità con il localizzazionismo
dinamico di Lurjia (Solms e Kaplan 2000). Questo principio influenza
l’orientamento della ricerca: ad una data funzione complessa descritta
in termini psicodinamici, si tenterà di associare ipoteticamente
l’attivazione non di singole aree ma di circuiti e, quando è possibile,
di visualizzare il modo in cui le aree che formano il circuito sono
connesse. In secondo luogo, l’idea che il processamento
dell’informazione possa avvenire in parallelo, si pone alla base della
possibilità dello studio empirico e neurale dei processi inconsci.
L’esperienza modifica l’attività
cerebrale
Cambia la mente e cambia il cervello,
perché tra questi esiste un rapporto di continua interazione dialettica
mediato dall’esperienza. Gli esperimenti neurobiologici di Kandel e
collaboratori sulla lumaca di mare Aplysia californica, e altri
studi sulle scimmie deprivate in senso affettivo e sensoriale (Hubel
1967; Hubel et al 1977; Hubel e Wiesel 1977) hanno consolidato l’idea
che l’esperienza ha un impatto sui circuiti cerebrali e sull’attività
sinaptica del sistema nervoso. L’idea che l’esperienza reale al pari dei
farmaci, abbia un ruolo nelle modificazioni chimiche delle cellule del
sistema nervoso centrale orienta lo studio integrato tra psicoanalisi e
neuroscienze/neurobiologia non solo alla psicopatologia ma anche alla
psicoterapia.
Bibliografia
Freud, S. 1895. Progetto di una psicologia. OFS.2
Freud, S. 1899. L’interpretazione dei Sogni. In Opere. Vol
3.Edito da Boringhieri 1967.
Freud, S. 1924. Nota sul “notes magico” .Vol. 10 Edito da
Boringhieri 1978.
Freud, S. 1930. Il Disagio della civiltà e altri saggi. Edito da
Boringhieri. 1971.
Kandel, E.R. 2007. Psichiatria, Psicoanalisi e nuova biologia della
mente. Raffaello Cortina Editore
Gabbard, G.O. 2006. A neuroscience perspective on transference.
International Congress Series 1286. 189 – 196.
Gallese, V. Migone, P. e Eagle, M.E. 2006. La simulazione incarnata:
i neuroni a specchio, le basi
neurofisiologiche
dell’intersoggettività e alcune implicazioni per la psicoanalisi.
Psicoterapia e Scienze Umane XL:
543--580.
Hubel, D.H. 1967.
Effects of distorsion of sensory input on the visual system of
kittens. Physiologist. 10:
17—45.
Hubel, D.H. Wiesel, T.N. 1977. Ferrier lecture: functional
architecture of macaque monkey visual cortex.
Proceeding of the royal society of London.
Series B: Biological Science. 198: 1—59.
Hubel, D.H. Wiesel,
T.N. LeVay, S. 1977. Plasticity of ocular dominance columns in
monkey striate
cortex.
Proceeding of the royal society of London. Series B: Biological Science.
278: 377--409.
Mancia, M. 2007. Neuroscienze e Psicoanalisi. Casa editrice
Springer 2007.
Matte Blanco I
1975. The unconscious as infinite sets. An essay in bi-logic.
Duckworth. London [trad. it.:
L’inconscio come insiemi infiniti. Einaudi, Torino 1981.]
Northoff, G. Bermpohl, F. Schoeneich, F. Boeker, H. 2007. How Does
Our Brain Constitute Defense
Mechanisms? First-Person Neuroscience and Psychoanalysis. Psychotherapy
and Psychosomatics
76:141–153.
Rizzolatti, G. Luppino, G 2001. The cortical motor system. Neuron,
Vol. 31, 889--901.
Sambin, M. 2006. Modelli teorici di clinica. Padova, Imprimitur.
Solms, M. Kaplan-Solms. 2000. Neuropsicoanalisi. Raffaello
Cortina Editore. 2002.
Sandler, J.
Sandler, A.M.1987. The past unconscious, the present unconscious, and
the vicissitudes of
guilt.
Internatiol Journal of Psychoanalysis. 68:331—341.
Westen, D. and
Gabbard, G. O. 2002. Developments in cognitive neuroscience: I.
Conflict, compromise,
and connectionism.
Journal of the American Psychoanalytic Association. 50: 53–98.
Wong, P.S. 1999.
Anxiety, Signal Anxiety, and Unconscious Anticipation:
Neuroscientific Evidence for
an Unconscious Signal Function in Humans.
Journal of the American Psychoanalytic Association. 47, No. 3, 817— 841.
[1]
I ricercatori cognitivi e i neuro-scienziati tendono a
considerare dichiarativo sinonimo di esplicito e procedurale
sinonimo di implicito. Questa sovrapposizione concettuale è
evidente anche nel lavoro di Mancia sull’inconscio non rimosso,
presentato in seguito. | ||
Home | Presentazione | Storia del Centro | Il pensiero | Trasformazione | Letture
Pubblicazioni | Links | Articoli | Proprietà | La pagina letteraria
Copyright 2003 - Centro internazionale di Psicodialettica - All Rights Reserved