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TEMI DI PSICODIALETTICA a cura del Centro internazionale di Psicodialettica Responsabile del Centro Prof. Luciano Rossi
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NeNeuroscienze, psicoanalisi e psicodialettica. Preludio |
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Neuroscienze,
psicoanalisi e psicodialettica: Preludio
di Stefania Ferri
Il percorso psicoanalitico
rappresenta una fase necessaria e imprescindibile della realizzazione
dell’Essere, così com’essa è descritta nella visione di Psicodialettica
sullo sviluppo della coscienza. In questo senso, il neo-Eroe
psicodialettico, colui che si appresta a lasciare il ‘dato’ conosciuto
ma diventato inadeguato per conquistare il nuovo ancora altamente
enigmatico, è costretto dapprincipio ad attraversare gli oscuri meandri
dell’inconscio personale. In questo labirinto oscuro e insidioso, Egli
sosterrà il compito di abbattere le difese psichiche, per approdare a
una condizione in cui i fantasmi inconsci possono affiorare; difese e
fantasmi insieme rappresentano la pesante eredità psichica delle
relazioni arcaiche con gli oggetti primari. Durante questo primo
cammino, Egli imparerà, non senza dolore e angoscia, che dietro a
pensieri e comportamenti che accompagnano le relazioni con gli oggetti
attuali, tra cui l’analista, si nascondono motivi di carattere arcaico.
Egli imparerà che la percezione dell’oggetto reale non è totalmente
creata dall’esame di realtà; al contrario essa è almeno di natura
duplice: gli aspetti ‘reali’ dell’oggetto attuale si mischiano
caoticamente con alcune caratteristiche che dipendono dalle figure
arcaiche che abitano nel suo inconscio. Egli imparerà inoltre che le
reazioni apparentemente inspiegabili degli oggetti reali dipendono dal
proprio comportamento, a sua volta scatenato dal desiderio infantile. L’insight
intellettuale ed emotivo sulla relazione tra desiderio inconscio (W),
reazione dell’oggetto reale (RO) e propria reazione (RS), rappresenta
dunque una prima e indiscussa conquista a cui consegue sia l’espansione
della coscienza sia il cambiamento dei pensieri riguardo alle dinamiche
relazionali che caratterizzano la sua vita. Tuttavia a questo punto del
viaggio il lavoro non può ancora considerarsi terminato: come’ è stato
rilevato nell’articolo ‘Strumenti ed insufficienze del metodo
analitico ’, la terapia psicoanalitica, così come il primo viaggio
dell’Eroe psicodialettico, possono ritenersi conclusi nel momento in cui
avviene una sostituzione comportamentale permanente e consolidata. In
altri termini l’Eroe sarà chiamato a bloccare per sempre il copione: con
pena e sforzo dovrà allontanarsi dal desiderio infantile e rinunciare
alle vecchie reazioni. Questo compito rappresenta un duro lavoro di
elaborazione del lutto poiché implica l’abbandono di un comportamento
che, pur diventato intollerabile, ha radici antiche ed è stato agito per
un tempo molto lungo.
Per catalizzare il processo
evolutivo che conduce l’Eroe da una condizione in cui conosce ma ripete
automaticamente in una successiva in cui i comportamenti automatici sono
stati completamente abbandonati, l’analista psicodialettico usa sia i
mezzi classici della psicoanalisi quali sono la chiarificazione, il
sostegno, l’interpretazione del transfert, l’analisi del controtransfert
e l’attenzione liberamente fluttuante sia altri mezzi, come per esempio
l’osservazione, mutuati da altri campi del sapere filosofico.
Dalla breve trattazione eseguita,
si può notare non a torto che tra psicodialettica e psicoanalisi esiste
un rapporto molto stretto; ma a dispetto delle innumerevoli analogie di
carattere teorico-clinico esistenti tra i due approcci, Psicodialettica
ha sviluppato importanti elementi di distinzione. In primo luogo
l’inserimento del metodo osservativo sopra citato, sorto in seguito
all’attenta riflessione sul modo attraverso il quale possa essere
favorito il cambiamento delle dinamiche transferali, rappresenta un
importante elemento di differenziazione di psicodialettica dall’impianto
freudiano. Ciò nonostante la differenza fondamentale è nel fine ultimo;
mentre l’obiettivo principale della terapia psicoanalitica consiste
nell’espansione della coscienza e nel cambiamento delle reazioni
automatiche incluse nelle dinamiche relazionali transferali, invece
l’obiettivo di psicodialettica è di natura ontologica: essa mira allo
sviluppo dell’Essere attraverso tre viaggi fra i quali è incluso anche
il percorso Freudiano. L’ottenimento della soppressione degli
automatismi relazionali rappresenta da un lato il traguardo della
terapia nella visione psicoanalitica, e dall’altro lato l’inizio di un
nuovo cammino orientato allo sviluppo dei caratteri della
differenziazione e dell’unicità della psiche, così com’è stato proposto
nella tradizionale visione junghiana.
[1]
Le differenze sopra sottolineate
non tolgono l’importanza dei concetti fondamentali della tecnica
psicoanalitica per il percorso psicodialettico, poiché, come si è
constatato, tra le due discipline esiste un rapporto di tipo inclusivo.
In questo senso un percorso di ricerca focalizzato all’approfondimento
dei temi psicoanalitici, com’è rappresentato dall’integrazione
teorico-scientifica di neuroscienze e psicoanalisi, arricchisce
psicodialettica, offrendo a essa la possibilità di espandere le
conoscenze teoriche e metodologiche che riguardano il primo viaggio
dell’Eroe[2].
[1]
A sua volta, al percorso Junghiano fa seguito un terzo di tipo
buddista. Quest’ultimo cammino costituisce l’elemento di
distinzione tra Psicodialettica e la Psicologia analitica
junghiana.
[2]
L’approfondimento delle ragioni per cui la presa in
considerazione di una visione scientifica, come quella offerta
dalle neuroscienze, potrebbe portare all’arricchimento
dell’impianto filosofico-psicologico psicoanalitico è rimandata
alla lettura dell’articolo “Neuroscienze
e psicoanalisi: verso la sistematizzazione di un metodo
dialettico per il confronto teorico”.
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