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TEMI DI PSICODIALETTICA a cura del Centro internazionale di Psicodialettica Responsabile del Centro Prof. Luciano Rossi
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Il simbolo trasformatore |
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Attività simbolica e trasformazione
(una riflessione sul concetto di sintesi o
integrazione)
di Luciano Rossi
1 - Simboli sinizetici e simboli
metapoietici
Il simbolo, in ambito junghiano, ha due
accezioni principali, in apparenza contrastanti (ma in
realtà questi due tipi di simbolo sono solo successivi gli uni agli
altri). Un'accezione è quella di emblema eletto a sostituto
simbolico, l'altra è quella di attività o funzione. Il primo è un
nome, un concetto; il secondo è un rito, un evento, una cosa che il
soggetto fa. Questi due simboli Trevi li chiama sinizetico e
metapoietico.
Essi possono coesistere nella
stessa teoria, perché sono due forme diverse di simbolo; addirittura
dovremmo dire che sono due simboli diversi con compiti diversi e successivi nel tempo. L’emblema è
la precondizione necessaria ad ogni possibile successiva attività
simbolica, che non potrebbe svolgersi avendo come protagonisti
(dell’attività) i veri soggetti originari. Un’attività simbolica
coinvolge sempre degli emblemi. L’emblema e l’attività simbolica vengono
escogitati dalla coscienza, perché i soggetti originari e le loro
possibili attività o funzioni sono inaccettabili alla coscienza e oggetto di
divieto.
L’emblema è, come abbiamo detto, il precursore del sostituto
simbolico. Il percorso della formazione e dell'attività dei due simboli è il seguente:
a)
comparsa alla coscienza di un oggetto adatto (in quanto
corrisponde a qualcosa già presente nell'inconscio)
b)
attribuzione all’oggetto di un valore emblematico
c)
costituzione dell’emblema
d)
elezione dell’emblema a sostituto simbolico
e)
delega dei sostituti alla transazione
f)
confronto al confine con altri simboli (solo quest'ultimo è rito, evento, attività)
Forse un esempio può chiarire meglio ciò
che abbiamo affermato finora e quanto ci disponiamo ad affermare in
seguito.
Esempio
Se i due soggetti originari sono il pene
del figlio e la vagina della madre e la loro attività
è il loro amplesso. Quel pene, quella vagina e soprattutto il
loro amplesso sono oggetto di censura e divieto; lo
sono sempre per quanto attiene all’attività, e lo sono spesso
anche per quanto riguarda la consapevolezza. Ma essi possono essere
sostituiti; ci sono degli emblemi,
che hanno libero accesso alla consapevolezza, che li possono sostituire
senza che nulla cambi; ci sono inoltre riti o amplessi ammissibili che li
riguardano, e che producono travaso, scarico e trasformazione,
ossia possono accedere anche alla motilità, come è tipico del rito. Se noi, per
esempio, sostituiamo i soggetti originari, pene e vagina, con
due particolari
emblemi, che sono la lancia e la buca-nella-(madre)-terra, e sostituiamo
poi l’amplesso (attività proibita) con una danza e con l’infissione della lancia
nella buca (attività concesse), vediamo che nella sostituzione emblematica dei due
soggetti non cambia nulla (gli uni stanno per gli altri,
aliquid stat pro aliquo), mentre
nell’attività rituale niente resta come prima (aliquid aliud
fit, qualcosa diventa qualcos'altro).
La sostituzione nominale, tipica del sinizetico, non è un’attività e
non trasforma, mentre la sostituzione rituale, o metapoietica, muta il figlio e
la madre,
la coscienza e l'inconscio. Così, se dopo l’attribuzione di valore
ai due simboli (lancia e buca) si
scava effettivamente una fossa, le si danza intorno con le lance in mano
e poi si conficcano le armi nella buca, allora sì che si esercita
un’attività, un lavoro, un travaso, uno scarico, che
diminuisce l’energia inconscia ed accresce quella cosciente.
Possiamo allora dire che l’attribuzione di
significato all’emblema è preventivamente necessaria, ma non sufficiente
alla trasformazione. I due emblemi, di figlio e madre, non possono confrontarsi se non
attraverso la successiva attività.
La comparsa dell’emblema alla coscienza
e il possibile avviamento dell’attività simbolica della psiche
(dovuta all’attribuzione di valore all’emblema da parte della coscienza)
sono due eventi successivi nella vita psichica.
Note:
Affinché il
simbolo possa prodursi è necessaria la collaborazione di coscienza
(capacità di progettare) e inconscio (potenziale elevato)
Il simbolo è
prodotto dalla vecchia coppia coscienza-inconscio e a sua volta
produce una nuova e diversa coppia coscienza-inconscio trascendendo
la vecchia
Il simbolo si configura come nascente dalla tensione degli opposti e
come nuova funzione unificatrice che conduce oltre gli opposti
Nessun oggetto è
simbolo di per sé, nessun contenuto dell’inconscio è simbolo, se non
quando la coscienza si assume l’onere della tensione, la capacità di
riconoscere l’oggetto come simbolo e il compito della composizione
fra sé e l’inconscio. Alla croce viene attribuita capacità
trasformatrice simbolica solo da certe coscienze.
Tutto può
costituirsi come occasione di attività simbolica se una coscienza se
ne fa carico. Ogni cosa può diventare simbolo se il soggetto ne
riconosce il valore di stimolo per un’attività che solo al soggetto
appartiene o compete.
L’oggetto inconscio
in sé è solo emblema, anche se particolarmente adatto
all’attivazione da parte di particolari coscienze. Il simbolo è
dunque attività trasformativa e funzione trascendente. Per un errore
linguistico fatale chiamiamo simbolo sia l’attività, sia l’oggetto
che è occasione di attività.
Nel conflitto intrapsichico, come si vede nel
disegno seguente, O, il desiderio che il figlio ha della madre, e
l’impedimento interno C, il padre internalizzato, anziché scontrarsi
inviano ad un incontro i loro sostituti (R, la coltura dei campi, consente che G,
il contadino, sparga il seme
nella buca). Il disegno, imperfetto, non ci inganni. G ed R non sono
lancia e buca, ma i rappresentanti della natura e della cultura. Lancia
e buca sono i due simboli sinizetici: appartengono al regno della
natura, ma sono inventati dalla cultura.
Fig. 1
Un emblema, una volta eletto a simbolo
sinizetico, si costituisce come sostituto o significante di
qualcos’altro. Tale sostituzione avviene semplicemente perché il
sostituto è meglio accetto alla controparte o più noto o più chiaro
dell’oggetto originario. Ma questa attribuzione di significato
inoltre può contribuire a farlo diventare attivo, ossia produttore
di una nuova situazione (perché nell’incontro c’è travaso), di nuovi
atteggiamenti (sia della coscienza, sia dell’inconscio), capaci di far
“collaborare” (in forza del loro nuovo orientamento) coscienza e
inconscio ad un lavoro comune: la strutturazione progressiva del Sé, che
altro non è che la forma progressiva che via via assume successivamente
la nuova psiche che, trascendendo i vecchi orientamenti di coscienza e
inconscio, emerge ogni volta dal confronto degli opposti. Si tratta di
una sequenza di sintesi successive in cui due elementi parziali (i.e.
Io e Ombra), che si contrappongono, possono essere – in virtù
dell’esperienza simbolica – ricombinati in un intero particolare (meglio
in una nuova coppia) di ordine superiore, trasformando il
conflitto in nuove configurazioni e dando luogo a nuove forme di
coesistenza. Dopo l’incontro (esperienza simbolica) l’inconscio si
sente scaricato e alleggerito; la coscienza ampliata e arricchita.
2 - Il lavoro del simbolo
È il lavoro del simbolo a produrre il
nuovo equilibrio a partire dal vecchio. Tale lavoro è reso possibile
dalla tensione o differenza di potenziale, che naturalmente
esiste fra coscienza e inconscio e che il simbolo rivela. Tale
tensione, trasformandosi in lavoro (dialogo, immagine, danza, rito,
rappresentazione), è creativa di nuovi prodotti, di sempre nuove coppie,
figlie dell’incontro delle vecchie coppie coscienza/inconscio (si creano
nuovi orientamenti e atteggiamenti, diverse “forme” della libido, i.e.
da nutritiva a genitale).
Vogliamo ora dare al concetto di tensione un significato
preciso mutuato dalla fisica classica. Riteniamo quindi opportuno
prima definire e poi illustrare con un esempio fisico i concetti di tensione o differenza di
potenziale, di gradiente, di vari tipi energia, di lavoro.
Energia potenziale:
in fisica è la capacità di compiere lavoro posseduta da una massa a causa della sua
posizione.
Energia cinetica:
in fisica è la capacità di compiere lavoro posseduta da una massa in movimento
a causa della sua velocità
Lavoro:
in fisica è l'effetto prodotto dal movimento cui è sottoposta la forza;
in psicologia è la trasformazione dovuta al movimento prodotto dalla libido
Differenza di potenziale:
in fisica è il dislivello energetico fra due punti; in psicologia è la tensione fra
inconscio e coscienza.
Gradiente:
è la pendenza; in altri termini il rapporto fra il dislivello energetico di due punti e la loro
distanza
Fig. 2
Proviamo ora ad unire la fisica alla psicologia. Supponiamo che nel
contenitore A stia l’inconscio e che il suo livello energetico sia alto
(il maggior battente di liquido significa maggior energia potenziale o
di posizione); supponiamo poi che nel contenitore B stia la coscienza,
ma questa con un basso livello energetico. Se fra i due vasi sta un
rubinetto chiuso il dislivello si mantiene
costante e fra i due c’è una differenza di potenziale, con una evidente
pressione a monte della valvola: l'inconscio preme contro la parete del
rubinetto per invadere l'altro contenitore. Se però apro un po’ il rubinetto
le due energie potenziali cambiano di valore, la più bassa cresce e
la più alta scende; la coscienza si amplia, la pressione dell'inconscio
cala. Se si prosegue col flusso, se si lascia il
rubinetto aperto, i due contenuti arrivano a livellarsi, ad eguagliarsi. Anche
un piccolo travaso di energia diminuisce la tensione, diminuisce la
pressione contro la saracinesca del rubinetto. Se poi il fluido,
scorrendo a rubinetto aperto, avesse incontrato una turbina, si sarebbe
prodotto un lavoro utile anziché dissipativo. Nel caso di travaso
psichico utile, tale lavoro è rappresentato dalla conoscenza o
consapevolezza della funzione esercitata dal colloquio, dal rito, dal
simbolo metapoietico. In tal caso (lavoro utile anziché dissipato
come nel caso in cui lo scarico fisico cieco, per esempio nella
dissipazione fisica, nello sport) la coscienza non solo si
sente meno pressata (cosa, questa, che avviene anche nel lavoro
dissipato), ma anche accresciuta di energia e informazione.
L’immagine dei vasi comunicanti illustra dunque
una trasformazione energetica fisica, ma, se la coscienza le attribuisce
un diverso significato, l’evento dei vasi comunicanti può
anche simboleggiare,
come abbiamo visto, un analogo evento psichico. I vasi comunicanti
possono diventare allora un emblema catalizzatore cui
attribuisco la valenza simbolica di indicare il moto progressivo o
regressivo della libido (allargamento o restringimento della
coscienza).
Possono darsi altri esempi di attività prodotta
dalla tensione (dovuta all’alto potenziale dell’inconscio): il rito
Wachandi, il Rosarium philosophorum, il Mandala, il Taj chi tu, la
Transe dance, l’Immaginazione attiva, la Relazione analitica. Esempi,
tutti, che qui debbo dare per conosciuti.
3 – La sede del simbolo
Come coscienza e inconscio collaborano e
colloquiano sulla linea di confine (rappresentata nello schema fisico
dalla valvola o rubinetto), luogo dove si
compie il loro lavoro comune, così anche nei riti, nelle danze, nelle
immagini simboliche, nell’immaginazione attiva esiste una sede di
formazione dell’attività simbolica, ossia un luogo dove si compie il lavoro
o il rito.
Nel rito Wachandi è nel
contatto con la terra (punto di contatto lancia-buca) che si lascia
scaricare il potente archetipo della madre e il desiderio del figlio.
Nel Rosarium è
l’amplesso di re e regina a suggerire il trascendimento della
separatezza e a costituire la sede dell’incontro.
Nel Mandala, elevato a
catalizzatore, è nel centro che avviene l’incontro fra i due simmetrici
opposti; la figura investita dall’analogia assume caratteristiche tali
da suggerire una possibile unione fra i due elementi ben visibili
equidistanti dal centro.
Nel Taj chi tu rotante
solo il centro sarà sempre “e bianco e nero”, passando così
dall’alternanza degli opposti alla loro contemporaneità. Il Mandala e il
Taj chi, lo ricordiamo, sono prodotti dall’inconscio privi di
semanticità finché la coscienza non attribuisce loro un significato,
rendendoli operosi.
Nella Transe Dance la
sede della formazione del simbolo è nel corpo, ove la coscienza sospende
la sua critica e l’inconscio primitivo si esprime. Alcune regole
esecutive faranno
sì che si tratti di lavoro utile e non d’inondazione sconvolgente.
Nell’Immaginazione
attiva è nello spazio del dialogo che si attiva il confronto
collaborativo.
Nella Relazione
analitica è l’analista a richiamare l’attenzione della coscienza sulla
sua unilateralità, come possibile causa dell’irruzione dell’inconscio e
sulla necessità di dare una voce all’Ombra (prima alla propria poi a quella del
paziente) affinché si possa esprimere in modo regolato.
In tutte queste attività simboliche si crea il
novum. In tutte il segno, o emblema, è occasione possibile di
attribuzione di valore simbolico e solo se ciò accade il segno
diviene catalizzatore o induttore di attività trasformatrice con
funzione trascendente (attività che trascende, oltrepassa) ogni precedente atteggiamento. Tale attività, lo
ricordiamo, è resa possibile dalla tensione che esiste (e che il simbolo rivela
esserci) fra
due opposti, come ad esempio Io e Ombra.
Si tratta di un’attività concreta, volontaria,
suggerita dal modello simbolico. Inizia per esempio un dialogo fra l’Io
e l’Ombra, una danza della coscienza che imita l’Ombra, una
rappresentazione grafica o artistica dell’Ombra. Tutti questi (dialogo,
danza, rappresentazione) costruiscono un
nuovo atteggiamento che deriva da antinomie operanti, tanto come il
vecchio rivelava antinomie laceranti.
L’operosità che il simbolo suggerisce ha
caratteristiche analoghe ad alcuni tratti dell’emblema. Così l’opera
suggerita dal mandala è un lavoro di centratura, di accoppiamento, di
contenimento. Guardare un mandala ci costringe a considerare non solo il
suo centro, ma anche il nostro
centro e la nostra totalità. Il mandala si rivela così un simbolo
fondamentale in quanto la tendenza al centro e alla totalità (ossia al
Sé) è il progetto principale dell’attività simbolica. Il simbolo metapoietico è sempre simbolo del Sé.
L’attività simbolica di mediazione è in pratica
il colloquio fra analista Ombra e paziente Coscienza. L’analista propone
al paziente simboli sinizetici e lo invita all'attività metapoietica,
provvedendo in tal modo a mantenere la persistenza della tensione
creatrice tramite un colloquio sempre rinnovato del paziente con la
sua Ombra. La lezione del simbolo (la tensione creata dall’analista
attraverso l'interpretazione simbolica) non
consente più l’unilateralità della coscienza, ma obbliga il paziente a
tener conto dell’Ombra.
È certamente trasformativa tale lezione del
simbolo, perché obbliga d’ora in poi a considerare e l’uno e l’altro
contemporaneamente. Se io sono luce nella coscienza, sono Ombra
nell’inconscio. Se la mia coscienza parteggia eccessivamente per un
partito politico, posso stare sicuro che nel mio inconscio si sta
irrobustendo il partito opposto, affinché il mandala interiore resti
bilanciato. Il mandala racconta le trasformazioni avvenute e suggerisce
quelle future. Una trasformazione già avvenuta può essere raccontata,
spiegata, descritta e compendiata da un simbolo; e viceversa un simbolo
può indicare la via, il modo della trasformazione futura, esercitando in
tal modo un’attività metapoietica, ossia una funzione trascendente.
4 – I simboli della libido
la Trasformazione è il cambiamento di atteggiamento,
sia della coscienza che dell’inconscio, che avviene a seguito del loro confronto/dialogo, o
del confronto/dialogo dei loro rappresentanti o delegati sinizetici.
Anche
le tendenze libidiche e le intenzionalità seguono l’atteggiamento nella
sua trasformazione e sono con lui in movimento; vengono con lui
trasformate. Ma accade anche il movimento opposto: la libido può cambiar forma e
prendere la forma di simbolo per essere creativa e trasformare. La
libido dell’inconscio cambia dunque forma in due modi: sia per produrre trasformazione, sia
a seguito della trasformazione avvenuta. La libido può prendere forma di
simbolo per realizzare la trasformazione cui aspira; trasforma la
coscienza e trasforma se stessa.
Essendo la libido una forza (intenzione,
pulsione) e possedendo un’energia potenziale, quando ottiene di potersi muovere
compie un lavoro. E nessun lavoro lascia le cose come prima. Ogni lavoro
trascende le condizioni precedenti. La libido, in quanto simbolo metapoietico, dunque ha
funzioni trascendenti in quanto svolge un lavoro
che trascende lo status quo ante. Nel rito Wachandi, dopo la danza della
semina, la psiche dei danzatori è cambiata. Dopo la contemplazione del
mandala la psiche non è più la stessa. Trascendente è dunque il
contrario di omeostatico; è sinonimo di trasformativo.
La trasformazione è il nostro progetto.
Dobbiamo di conseguenza rifiutare l’omeostasi. Il rifiuto dell’omeostasi
è progetto del nuovo. L’inconscio junghiano è un inconscio progettante e
i suoi elaborati di progetto sono i simboli, che altro non sono che
libido convertita in immagini, in riti, in azioni che rivelano,
manifestano, lasciano apparire le tendenze inconsce, archetipiche, che
la libido possiede a muoversi verso l’esterno, a incontrare o invadere
la coscienza.
Esiste un vero e proprio apparato
psichico capace di convertire la libido in simboli, ossia un insieme di
organi deputati, tutti, alla medesima funzione trascendente, all’attività, al
compito di andare al di là dello stato d’intenzione (o potenza) e di
convertirlo in atto (immagine o simbolo), in dialogo fra coscienza e
inconscio.
La grande quantità di libido in dotazione
all’Ombra offre il dislivello energetico (rispetto alla coscienza)
necessario al movimento, rendendo possibile l’intento progettuale di
trasformare l’energia potenziale in cinetica; movimento, questo, che può
avvenire una volta che la coscienza abbia deciso di aprirsi al
colloquio, di aprire quanto basta (ma non di più) la porta di
comunicazione fra i due vasi comunicanti (vedi fig. 2).
Il fluire dell’Ombra dentro l’Io e lo scambio
di energia e informazione sulla linea di confine, rendono possibile il moto progressivo della
libido, che concretamente è rappresentato dal colloquio intrapsichico e
interpersonale, dalla danza rituale, dal contatto con la vita animale,
ecc. Il colloquio, l’incontro scongiura il pericolo d’inondazione, che è
possibile nel sintomo o sempre in agguato in certi riti eccessivi e inconsapevoli come l’“umbanda”
o certi eccessi di riti afroamericani del carnevale di Rio
in cui nemmeno si pensa a, o si cerca di, o si vuole, controllare la sezione d’accesso.
5 – Simboli, dissipazione, sintomi
A governare creativamente quest’apertura è il
simbolo. “Il simbolo tende dunque a rendere positiva una tensione che
altrimenti potrebbe risultare sconvolgente” (Carotenuto, 72). Il lavoro
utile della turbina è analogo al simbolo; lo sfondamento della valvola
chiusa corrisponde al sintomo. Mentre il sintomo (o irruzione) è
esperienza separatrice, il simbolo è esperienza trasformatrice. Una
terza possibilità di scarico oltre al sintomo e al simbolo è quella di
un lavoro dissipato attraverso drenaggi, sfioratori di troppo-pieno,
by-pass.
Se qualcuno dice: “Nessuna problema, so
contenermi” che significa “il mio Io sa contenere la libido e la
destrudo che spingono per uscire”, noi possiamo pensare a tre possibili
esiti: a) la porta blindata è solida e non uscirà nulla da lì (… solo
che il
sintomo uscirà allora da altre porte), b) ho drenaggi sufficienti a dissipare quanto basta (un
mantra fa uscire la destrudo goccia a goccia), c) so colloquiare con la
destrudo che chiede ascolto, per travasarla in modo ottimale.
Nel paziente tipicamente è presente il sintomo
e non il simbolo. Il dialogo intrapsichico nel paziente è assente; per
questo è affetto dal sintomo. In caso di sintomo della destrudo, anche
la saggezza popolare ha capito il meccanismo; nelle nostre campagne si
afferma di una persona posseduta dal sintomo (che può essere tanto
un’esplosione di rabbia come un’esplosione di pus da un foruncolo): “è
scoppiato il bubbone; è la cattiveria che viene fuori!”.
6 – Il lavoro simbolico nella terapia
dell’Ombra
Come promuovere l’attività simbolica in chi ci
sta di fronte ed evitare così sintomo e dissipazione? Attraverso il
lavoro simbolico personale dell’analista che si suppone, al contrario
del paziente, dotato di una valvola e una turbina aperte al suo
lavoro/dialogo intrapsichico.
L’analista può svolgere due compiti:
a) svolgere la propria attività integratrice (silenziosa?) di fronte
al paziente in modo che questo impari a farlo a sua volta
b) offrire il proprio inconscio e la propria coscienza come canali
di transito (by-pass) dell’energia del paziente dall’inconscio del
paziente alla coscienza del paziente.
Per Jung la modalità b) rappresenta
l’esperienza e il lavoro del transfert. Il paziente trasferisce
sull’analista la sua Ombra perché non può farla pervenire alla propria
coscienza attraverso l’apertura simbolica e il dialogo, essendo tale
colloquio impossibile. Quella via di comunicazione è interrotta. Ma un'
altra via è possibile in terapia: attraverso il passaggio pervio
inconscio/coscienza dell'analista (questo sì, dev'essere aperto, pena il
non poter fare questo mestiere). In tal modo il paziente,
senza saperlo, trova il by-pass verso la propria coscienza.
Fig. 3
I numeri 1, 2, 3, 4 sovrapposti alle figure, e
le sigle On (ennesima posizione dell’Ombra) poste dentro le figure,
indicano le successive collocazioni dell’Ombra del paziente. Le
successive condizioni dialettiche sono:
O1 = indifferenziazione (Ombra non
differenziata dalla coscienza)
O2 e O3 = differenziazione non integrata
O4 = integrazione (dell'Ombra) nella
distinzione
L’Ombra del paziente non viene accettata (vedi
barriera nera) dalla coscienza del paziente. L’Ombra corre quindi il
frequente rischio di essere proiettata sull’altro. Quando questo avviene
in analisi, l’effetto può essere benefico se l’analista si accorge della
proiezione su di lui e non permette l’identificazione proiettiva, ossia
non s’identifica con il proietto.
La freccia (azzurra) interpersonale, da
inconscio a inconscio, rappresenta la proiezione. La freccia (gialla)
interpersonale da coscienza a coscienza rappresenta l’alleanza
terapeutica. È l’analista dunque che si fa carico del transito
dell’Ombra del paziente fino alla coscienza del paziente, offrendo la
propria psiche (pervia) all’attraversamento e l’integrazione (freccia
gialla grande) intrapsichica; integrazione che avviene dentro l’analista
anziché dentro il paziente.
Il paziente non accetta le parole della sua
Ombra, non dà voce al proprio inconscio, ma conosce e accetta le parole
dell'Ombra dalla voce
dell’analista, se sussiste l’alleanza terapeutica (comunicazione
coscienza-coscienza). Con questo si riduce progressivamente la chiusura
della barriera che aveva bloccato la voce dell’Ombra.
In un certo senso questo viaggio dell’Ombra
fuori di sé è come il viaggio d’andata e ritorno dell’eroe mitico e
fiabesco, un viaggio che si può realizzare solo con l’aiuto di un
vecchio saggio, l’analista, che permette il transito dell’eroe nei suoi
territori.
7 – La dialettica dell’Anima
Anche la dialettica analitica dell’Anima/us
avviene in questo modo rettangolare in cui un complesso, non potendo
percorrere il lato interno impedito, deve percorrere i tre lati esterni
del rettangolo.
Fig. 4
Anche per integrare l’Anima/us dovrebbero
avvenire il colloquio e la simbolizzazione, ma a causa di questa
incapacità l’eccesso energetico dell’inconscio deve prendere altre vie:
possessione-irruzione, proiezione, dissipazione.
In analisi il timore dell’inconscio cesserà in
quanto, attraverso il percorso a tre segmenti, potrà venir mostrato alla
coscienza del paziente una faccia accettabile dell’inconscio (sia
dell’Ombra che dell’Anima/us), per cui in futuro potrà lui stesso
accettare il dialogo interno con i propri contenuti senza passare
attraverso l’analista.
Anima-Animus è un complesso autonomo
inizialmente indifferenziato; poiché solo la condizione d’integrazione è
sana e poiché non si può integrare un oggetto se non è differenziato, il
complesso Anima/us va prima differenziato poi integrato.
Quindi Anima/us ha un percorso complesso,
dalla sua infanzia alla sua maturità, in cui si troverà successivamente
in tre condizioni differenti ed assumerà caratteristiche e funzioni
molto diverse a seconda dello stato in cui verrà a trovarsi. È per
questo che possiamo trovare per Anima molte definizioni differenti nei
testi junghiani. Possiamo trovarla indicata come conscia o come
inconscia, come interna o come esterna, come struttura d’interfaccia o
come funzione e atteggiamento. Questo non deve scoraggiarci. Sono tutte
indicazioni corrette, ma che si riferiscono a momenti successivi e
condizioni diverse. Vediamo di chiarire allora la possibile vicenda
dell'Anima e le strade che essa può imboccare. Ricordiamo preventivamente che
Anima/us è una figura di sesso opposto a quello dell’Io, mentre Ombra e
Persona sono dello stesso sesso.
1) Se il complesso Anima/us è indifferenziato
(posizione tetica), possono accadere due cose:
a)
Poiché Anima/us è suscettibile di proiezione e
innamoramento cieco, se l’Anima-Animus è proiettata, e ciò avviene
sempre su un altro individuo di sesso opposto, allora l’Io si identifica
spesso con la propria Persona (maschera) dello stesso sesso che è
rimasta in sé e si ha innamoramento eterosessuale di Anima/us. In realtà
ci s’innamora della propria Anima/us
b)
Se invece Anima/us non è proiettata, l’Io può identificarsi
con l’Anima; in tal caso è invece spesso la Persona (maschera) che è
proiettata, ma questa volta su un altro individuo dello stesso sesso,
l’Io si identifica con l’Anima-Animus controsessuale e s’innamora della
Persona; questo può spiegare per Jung qualche caso di omosessualità
2) Se Anima-us è differenziato ma non
integrato (posizione antitetica) coscienza e inconscio sono
separati e allora la coscienza può essere troppo unilaterale e rischiare
di esser posseduta da irruzioni dell’inconscio
3) Quando Anima/us è integrata alla coscienza (posizione
sintetica) diventa conscia e interna; si accorda con l’Io per
svolgere una funzione d’intertaccia col mondo interno e si colloca alla
frontiera con l’inconscio
Riassumendo, se Anima/us è inconscia la
posizione può essere tetica (ossia indifferenziata) o antitetica
(ossia differenziata ma non integrata), mentre se è conscia
può esser solo sintetica ossia integrata.
1) Se è Tetica-indifferenziata-inconscia si
può avere Proiezione dell’Anima/us
o Identificazione con l’Anima/us.
2) Se la posizione è
Antitetica-differenziata-inconscia-non-integrata si può avere
Possessione sull’Io da parte dell’Anima a causa
dell’Unilateralità della coscienza
3) Se Anima/us è invece conscia
(posizione sintetica-integrata), Anima/us può avere un Rapporto
effettivo con l’Io (atteggiamento/funzione) e Costituzione
dell’Anima/us come soglia/interfaccia fra coscienza e inconscio
Facciamo un esempio di come si snoda in analisi questa dialettica
dell’Anima/us che attraversa la psiche dell’analista. Prendiamo il caso
di una paziente donna e un analista uomo.
La donna parla al suo inconscio attraverso
una struttura che, in assenza di rimozione e in condizione
d’integrazione, sta ai confini fra coscienza e inconscio: una struttura
dalle caratteristiche maschili che Jung chiamò Animus. L'uomo invece usa
per questo scopo una figura chiamata Anima. Perché il colloquio sia
possibile Anima e Animus devono però essere accessibili alla coscienza
ossia integrate. Dobbiamo supporre che nell'analista questa
accessibilità si sia realizzata. Nella paziente invece raramente
l'Animus è, all’inizio dell’analisi, accessibile alla sua coscienza.
Nella paziente il confronto con l'inconscio dunque non può avvenire. La
difesa lo impedisce. Al suo Animus è impedita, dalla
barriera della difesa, la risalita alla coscienza.
8 – La psicologia del transfert
Il Rosarium alchemico suggerisce però a
Jung una sorta di by-pass (vedi disegno seguente, n. 5), che aggiri la
barriera orizzontale; Jung lo descrive in tutte le sue tre fasi: a)
regressione e rapporto arcaico (o rapporto sessuale inconscio e
simbolico), b) confronto con l'inconscio nella persona
dell'analista (che presta alla paziente la sua psiche), c) alleanza
terapeutica (ossia relazione conscia). Si è costretti a percorrere ben
tre vie (anziché una sola) perché l'integrazione diretta dell'Animus è
impossibile a causa della resistenza.
Come abbiamo visto la proiezione di Animus
può comportare un innamoramento eterosessuale. Il rapporto sessuale
avviene simbolicamente fra Anima dell’analista (introiettata dalla
paziente) e l’Animus
della paziente (proiettata sull'analista). Fra i due accade questo: prima a livello inconscio
avviene la
coniunctio regressiva, arcaica, della paziente con se stessa
(Animus esterno), coniunctio riguardo
alla quale la coscienza è onnubilata; poi a livello conscio l'alleanza
terapeutica fra l’Io femminile della paziente e l’Io maschile
dell'analista.
Quanto appena detto lo si è cercato
d’illustrare con la figura seguente.
Fig. 5
Dopo l'atto simbolico, l'Animus della donna, fuso
con l'analista inconscio (Anima), può raggiungere l'Io conscio
dell'analista dato che in lui i canali di risalita sono pervi. Dopo di
che il recupero conoscitivo del suo Animus da parte della paziente avviene a livello di alleanza
terapeutica.
Ma perché dopo la proiezione è necessario che
avvenga una coniunctio transferale visto che l’Animus è già “dentro”
l’analista e potrebbe risalire? Perché l’Io dell’analista è in contatto
solo con la propria Anima e solo se l’Animus è fuso con questa può
accedere all’Io dell’analista. Come
può, infatti, l’Io dell’analista
accorgersi della proiezione d’Animus se non constatando un amore che
non è diretto evidentemente a lui?
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