TEMI   DI   PSICODIALETTICA

a cura del

Centro  internazionale  di  Psicodialettica

Responsabile del Centro

Prof. Luciano Rossi

 


La stanza del miele. Prima parte (le poesie della val Noveglia)

 

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La stanza del miele di Luciano Rossi

(recensione di Elisa Fabbri*)

Conoscevo Luciano Rossi come romanziere e scrittore di racconti. Un possibile pregiudizio chiedeva allora che io sgombrassi la mente da ogni pensiero che non fosse rivolto a quei versi puri, chiedeva che mi mettessi di fronte a un autore sconosciuto e mi ponessi la domanda: se qualcuno mi avesse portato queste poesie su fogli di carta bianca, senza nomi e senza riferimenti, cosa ne avrei detto? A quel punto ho provato un gran senso di pace, di gioia e di gratitudine per quello che stavo provando, che mi era stato permesso di provare. La mia risposta è stata: sono stupende, ditemi che poeta le ha scritte. In prima lettura i versi di Luciano Rossi mi sono penetrati nell'anima, poi li ho riletti e ne ho colto la preziosità linguistica e il valore poetico. Ripeto: sono splendide. Ecco cosa penso veramente. Mi hanno trasmesso forza, intensità, commozione. Ognuna di quelle parole, ogni singola parola contiene innumerevoli pensieri e rimanda ad altrettante innumerevoli sensazioni, psichiche e fisiche. Non sono un'esperta, ma credo che la poesia sia questo. Questo assoluto racchiuso in parole evocative e scintillanti. Se devo fare un accostamento immediato penso a Bertolucci. O ad alcune poesie di Pavese o di Sbarbaro o di Antonia Pozzi. C'è in Rossi un vero afflato poetico che del resto emerge anche dalle sue prose. Ma certo non basta avere tanta sensibilità ed essere teneramente vicino all'umano sentire per essere poeti. La poesia è un dono, come Rossi ben sa, e lui l'ha avuto, insieme alla capacità di conoscere l'anima delle persone. Quindi scriva ancora, Rossi, altre poesie quando le sentirà sgorgare. E custodisca con cura questo suo dono.

(* Elisa Fabbri è critico letterario della Gazzetta di Parma)

 

 

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